lunedì 4 marzo 2019

Il Carnevale "Diver-giocando"




Tra giochi, maschere e divertimento, si festeggia il Carnevale!!

Dott.ssa Laura Camastra e Dott.ssa Giovanna Busto

venerdì 4 gennaio 2019

Il Natale "Diver-Giocando.."



Si è svolto così il Natale con i bambini del progetto "Diver-giocando", tra attività che stimolano l'apprendimento, la creatività e lo spirito natalizio.
Si è concluso con la tombolata insieme ai ragazzi di Fiorire Comunque e dell'Associazione cattolica del Salvatore, al fine del raggiungimento del più grande obiettivo: l'inclusione.

Dott.ssa Laura Camastra e Dott.ssa Giovanna Busto

giovedì 13 dicembre 2018

SPORT E DISABILITA’: DAR VALORE ALLA PROPRIA PERSONA

direct link: http://www.psicologibase.it/articoli-di-psicologia-dello-sport




Lo sport è un potente strumento educativo e di crescita personale. Permette di lavorare su tutte le abilità: dalle funzioni cognitive a quelle emotive-affettive, corporee, organiche, sociali.
Permette di sviluppare quelle che sono definite life skills come: porsi degli obiettivi, assumersi la responsabilità delle proprie azioni, saper comunicare, controllare le emozioni gestendo lo stress, prendere decisioni, saper organizzare il proprio tempo, imparare a rispettare le regole.
Lo sport ha il vantaggio di essere divertente, di far sperimentare a chi lo pratica aspetti ludici e offre la possibilità di crescita in un contesto protetto, lavorando sul senso di autoefficacia.
L’autoefficacia è quella convinzione dell’individuo di possedere le capacità di eseguire un certo comportamento finalizzato a produrre un dato esito, obiettivo.
Insito in ogni uomo c’è la spinta innata alla soddisfazione dei propri bisogni, partendo da quelli fisiologici, per arrivare a quelli di sicurezza, di appartenenza, di stima, fino a raggiungere quelli di auto-realizzazione. Per sentirsi realizzati si ha il bisogno di sentirsi efficaci, che non significa vincere sempre in ogni attività che si fa, ma significa credere in sé e in quello che si fa.
Tutto questo detto fino ad ora ha valore per qualsiasi persona, assume una connotazione ancora più forte se si parla di persone con disabilità.  Il Comitato Paralimpico Internazionale dello Sport, ha definito l’empowerment come un tema di ricerca prioritario all’interno del settore della disabilità sportiva. Esso fa riferimento al “processo attraverso il quale gli individui sviluppano le competenze e le capacità di ottenere il controllo sulla propria vita e di intervenire per migliorare la loro situazione di vita”.
Per chi ha una disabilità sono tanti gli aspetti che incidono sulla propria immagine di sé, sia corporea che emotiva. Anche vivere il contesto sociale non è sempre così scontato e facilmente raggiungibile; spesso c’è un’inibizione nel vivere un gruppo, un contesto sociale per paura di sentirsi o essere percepiti diversi.
L’attività sportiva può rappresentare un ponte rispetto al sentirsi adeguati ed efficaci, può permettere la conoscenza di sé, delle proprie abilità e capacità espressive. Aiuta a sviluppare le proprie potenzialità, partendo da ciò che ogni persona già sa fare, per far venire fuori le risorse che ognuno ha dentro di sé e di cui a volte, fino a quando non si fa esperienza, non si ha neanche conoscenza.
In un’ottica di empowerment, dunque, lo sport permette di ampliare il proprio potere personale che consente di uscire da una situazione di difficoltà e dipendenza e di passare dalla logica del bisogno e della necessità a quella della vita come possibilità.


«Se è vero che l’essere umano vive immerso in un sistema di reti sociali, allora si può sostenere che il lavoro di squadra è l’essenza della vita. Infatti ogni persona si sviluppa e si autorealizza solo se impara, in accordo con i tempi, individualità, a essere parte attiva di questo corpo sociale, costituito dall’ambiente in cui vive.»
Alberto Cei


Dott.ssa Laura Camastra

sabato 8 dicembre 2018

Progetto "Diver-giocando"...Giocare con il proprio corpo per una maggiore consapevolezza di sé.


Il corpo e la mente non sono facilmente separabili, eppure a volte ce ne dimentichiamo. Il sé corporeo è un concetto che riguarda la percezione che si ha del proprio corpo, la rappresentazione interna che ne deriva. In un'ottica di benessere psico-fisico e di crescita personale, è fondamentale sperimentarsi e conoscersi partendo proprio dal corpo.

Dott.ssa Laura Camastra e Dott.ssa Giovanna Busto

lunedì 22 ottobre 2018

«FIDARSI È BENE, NON FIDARSI È MEGLIO…» … MA È DAVVERO COSI’?!




Cos’è la fiducia?
Fidùcia dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare». Nel dizionario viene descritta come un «atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità».
Ma cosa significa nella vita quotidiana avere fiducia? È un concetto che rimanda al fidarsi di sé stessi, fidarsi di qualcuno, a volte va anche ricollegato al concetto di speranza, intesa come sentire che una situazione possa andar bene, aver fiducia nel futuro.
Se ci soffermiamo sulla nostra vita, alla base di ogni cosa c’è proprio la fiducia, potremmo dire che la nostra vita essendo fatta di relazioni si fonda sulla nostra capacità di provare questo sentimento.
In una società che vive sempre più nell’incertezza, nell’instabilità, si vive molto più spesso nella paura che dietro un semplice sguardo, dietro ogni parola o comportamento sincero possa esserci altro e questo porta ad avere meno fiducia negli altri.
Ma riuscire a dare fiducia all’altro è collegato alla fiducia verso sé stessi? Come si fa a fidarsi degli altri se non ci si fida del proprio sentire?
Scegliere di dare fiducia significa innanzitutto essere consapevoli di sé stessi, dei propri desideri, di cosa sia meglio per noi, essere in contatto col proprio sentire nel proprio corpo.
Spesso ci si difende non fidandosi troppo dell’altro, per paura di sentirsi traditi. Ma in questo caso ci si protegge davvero dal dolore per essere più felici? O dall’altro lato ci impedisce di vivere realmente? E come si fa a capire se si può avere davvero fiducia?
Spesso, al contrario, queste paure ci frenano anche nel provare a realizzare un desiderio…
e allora forse bisognerebbe riflettere su cosa significa questo per ognuno di noi.
La fiducia è un sentimento molto forte da provare, a volte scontato, forse soprattutto verso sé stessi, e capita di affidarsi invece a chi sembra possa renderci felici.
Imparare ad avere fiducia profonda verso sé stessi, permette invece di vivere con maggiore serenità le scelte che si fanno. Non esiste a priori una cosa giusta da fare, né si può avere la certezza a priori di cosa accadrà se… è importante invece soffermarsi e conoscere il proprio sentire nel qui ed ora, per imparare a fidarsi di esso. Prendersi del tempo, dei momenti per avvicinarsi a ciò che rimanda il corpo, alle sensazioni che rimanda quando si è ad esempio con una persona, quando si sta vivendo una determinata situazione, permette di avere una maggiore consapevolezza. Spesso questi segnali passano in secondo piano, bisognerebbe invece imparare ad ascoltarli per affidarsi ad essi…al proprio sentire.


Mi ha scosso, non che tu mi abbia mentito, ma che io non ti creda più.
Friedrich Nietzsche



Dott.ssa Laura Camastra

lunedì 17 settembre 2018

VUOTO E PIENO…LIBERTA’ O OPPRESSIONE?




Questa è un'epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra per occultare il vuoto della stanza.
Tenzin Gyatso

Immaginiamo di avere un luogo interiore, un posto sicuro in cui custodiamo i nostri desideri, i nostri sogni, un luogo che pian piano arricchiamo con la nostra storia, con le nostre emozioni, con le nostre sensazioni. Immaginiamo poi di arrivare in un momento in cui non sentiamo nulla, questo luogo è completamente vuoto…come ci sentiremmo? E se al contrario lo riempissimo di cose, di pensieri, di preoccupazioni tanto da togliere spazio vitale?
Il vuoto in campo psicologico e nella vita quotidiana, ha spesso connotazioni negative (Fogarty, 1973).
“Sentirsi vuoti” spesso spaventa perché è come sentirsi senza emozioni, svuotati dall’energia vitale che ci permette di provare sentimenti, emozioni, di essere in contatto con noi stessi.
La sensazione di vuoto ha, infatti, diverse sfaccettature che vanno dalla semplice noia, rispetto al non avere stimoli, alle sensazioni di vuoto più profonde, quelle che vengono dalla pancia.
Mi sento vuoto se sono solo, anzi se mi sento solo, se quindi il senso di solitudine è vissuto come isolamento. “Non sento niente, non sono niente” se un senso di inadeguatezza prende il sopravvento, se sento di non fare abbastanza nella mia vita da sentirmi soddisfatto, se la tristezza è così forte da non avere un motivo per andare avanti, se in un momento della mia vita non ho più contatto con la mia parte emotiva.
E cosa significherebbe sentirsi “pieni”?  Spesso la pienezza, al contrario, rimanda ad una connotazione positiva, essere pieni di vita sicuramente; ma se essere pieni di cose da fare e di emozioni diventasse invece un blocco? Quale sarebbe il confine tra pieno e vuoto?
A volte ci riempiamo di cose da fare per non sentire, per non fermarci, per non soffermarci su quello che succede, su quello che viviamo e che sentiamo, può essere considerato una sorta di meccanismo di difesa.
 In ognuno di noi sta il proprio sentirsi “vuoto” o pieno”. Spesso è proprio quando ci si sente vuoti che si scoprono nuovi aspetti di sé fino a quel momento sconosciuti, in cui si entra davvero in contatto con sé stessi…. del resto la parola vuoto deriva dal latino volgare *vo(c)ĭtus, p. pass. di *vocēre, variante di *vacēre, class. vacare ‘esser libero'…

 Dott.ssa Laura Camastra



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Epstein, M. (1989). Forms of emptiness: psychodynamic, meditative and clinical perspective. New York.

Fogarty Thomas F., M.D. (1973). On emptiness and closeness. Center for Family Learning, Compendium I. The best of the family.


mercoledì 12 settembre 2018

Prendersi cura del corpo e della mente:il ruolo dello psicologo


Direct link:
http://www.lucea-multimedica.it/prendersi-cura-del-corpo-della-mente-ruolo-dello-psicologo/

Ci sono alcune situazioni della vita che mettono a dura prova il nostro equilibrio e la nostra serenità.
Si può trattare di problemi a lavoro, a scuola, nel rapporto con i figli, con il partner, oppure a disagi più strettamente legati all’umore, all’ansia, alla difficoltà di dormire o mangiare, al rapporto con il proprio corpo o la propria sessualità.
Cosa può fare lo PSICOLOGO?
Il fine della consulenza psicologica è di orientare la persona, fare ordine, riconoscere e definire la natura dei problemi, dei fattori in gioco.
Lo psicologo accoglie la persona in un contesto non giudicante, la aiuta a capire cosa sta succedendo, la affianca nell’attivare tutte le risorse personali necessarie per affrontare le situazioni, per modificarle.
La professione di psicologo comprende anche l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, per le attività di sostegno psicologico. Quest’ultimo ha la funzione di supportare il mantenimento di una condizione di benessere della persona.
Rispetto, invece, alle valutazioni psicodiagnostiche, esse possono riguardare l’ambito infantile (rispetto ad esempio ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Disturbi del Linguaggio, ecc.). Possono essere richieste anche valutazioni psicologiche ai fini di una relazione psicodiagnostica (per perizie, per affrontare interventi di chirurgia bariatrica, ecc.).
In generale prendersi cura della propria salute psicologica significa decidere di ascoltare un disagio, ascoltare sé stessi e il proprio corpo concedendosi uno spazio per sé. Ma significa anche ascoltarsi per prevenire disturbi, per migliorare la propria salute psicofisica. In questo senso assumono sempre più importanza approcci psicologici che pongono attenzione alle emozioni e al corpo. Attraverso tecniche di rilassamento, di mindfulness e di bioenergetica, si va a lavorare sulla respirazione, su eventuali tensioni muscolari che spesso sottendono “blocchi emotivi”, che una volta sciolti, ci permetterebbero di vivere con più energia e consapevolezza.


“Si può paragonare la vita a un tessuto ricamato, di cui ognuno può vedere il lato esterno nella prima metà della sua esistenza, e il rovescio nella seconda: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, poiché lascia riconoscere la connessione dei fili.”
IRVIN D. YALOM


Dott.ssa Laura Camastra


LA LEGGEREZZA NEL GIOCO: DAI SPAZIO ALLA TUA PARTE BAMBINA

  Dentro ogni persona c’è una parte bambina. Anche tu sei stato bambino e dentro di te questa parte esiste ancora. Penso alla parte “bam...