"Essere pieni di vita significa respirare profondamente, muoversi liberamente e sentire con intensità." A. Lowen
lunedì 6 novembre 2017
sabato 14 ottobre 2017
LA COMUNICAZIONE EFFICACE NELLO SPORT: linee guida per gli allenatori
“Non si può non
comunicare” e nell’era dei social non è mai stato così evidente.
La parola “comunicare” significa
letteralmente “rendere comune”, “partecipare”.
Le teorie emozionalistiche evidenziano gli
aspetti emotivi e di relazione alla base della comunicazione: ogni
comunicazione trasmette emozioni.
Per questo gli strumenti principali di
lavoro per un coach sono: una comunicazione efficace, e la capacità di saper
ascoltare, ossia comprendere l’altro anche nei suoi significati emozionali. In
un contesto sportivo, in particolare per quanto riguarda la comunicazione tra
allenatori e atleti, è fondamentale che il tecnico sia consapevole delle sue capacità
di ascolto. Alcuni allenatori tendono a diventare impaziente quando ascoltano i
loro atleti, altri si lasciano influenzare troppo dalle loro reazioni senza
spesso coglierne la semplice esigenza di sfogo della tensione.
Per
questo uno degli obiettivi di un allenatore è quello della registrazione
emozionale degli atleti e dello staff. Per farlo, deve: permettere agli atleti di
esprimersi liberamente, porre dei limiti alla fase di ascolto (per evitare che
non diventi un comodo alibi per non cambiare), restituire i contenuti
emozionali (es. sei arrabbiato, stanco, deluso…), ridefinire le percezioni disfunzionali
(es. Calciatore: “Non mi han passato la palla perché pensano che non sia bravo”
allenatore: “Non ti han passato la palla perché non ti hanno visto, hanno
sbagliato…”).
Per
la comunicazione efficace le linee guida si possono riassumere in questo modo:
1. ESSERE DIRETTI E CHIARI: esprimere il contenuto del
messaggio in maniera affermativa, con frasi brevi e al presente (ad es. meglio
dire “l’esercizio va fatto così…” invece di dire “l’esercizio non va fatto...”;
2. ESSERE COMPLETI E SPECIFICI: fornire osservazioni,
istruzioni, evitando di generalizzare (ad es. con frasi “fai sempre lo stesso
errore”, ecc.);
3. ESSERE FOCALIZZATI: dare poche informazioni
essenziali, dando feedback immediati (ad es. appena si finisce un esercizio);
4. ESSERE
INCORAGGIANTI: i messaggi devono avere sempre l’obiettivo di sostenere e
incrementare l’impegno dei giocatori (es. dando feedback positivi come “ben
fatto!” oppure “ti sei impegnato molto, ecc.”);
5. ESSERE
COERENTI DAL PUNTO DI VISTA VERBALE E NON VERBALE: il linguaggio del corpo deve
andare di pari passo con quello verbale (es. se voglio incoraggiare gli atleti,
dovrò utilizzare un timbro alto della voce per trasmettere energia);
7. ESPRIMERSI
IN MODO APPROPRIATO AI LIVELLI DI CONOSCENZA E DI ESPERIENZA
DELL’ATLETA/SQUADRA: adeguare il linguaggio al contesto (non esprimersi come
uno scienziato, ma in modo semplice e adeguato).
8. VERIFICARE
CHE IL MESSAGGIO SIA STATO COMPRESO (ad
es. chiedendo conferma agli atleti stessi rispetto alla comprensione del
messaggio).
Dr.ssa
Laura Camastra
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI:
Claudio Mantovani (a cura
di). Insegnare per allenare. Metodologia
dell'insegnamento, (2017). Edizioni Scuola
dello Sport.
Roman Jakobson, (1961). Linguistica e teoria
della comunicazione.
mercoledì 4 ottobre 2017
martedì 19 settembre 2017
sabato 9 settembre 2017
COME SCEGLIERE LO SPORT PER NOSTRO FIGLIO
Direct link:
Alla base delle attività sportive, c’è il gioco nelle sue più ampie sfaccettature; dagli aspetti più ludici, di abilità motorie, a quelli di relazione, per questo ha una grande importanza per la crescita e questo è riconosciuto sin dall’antichità.
Soprattutto nei primi approcci allo sport, il bambino dovrebbe sperimentarsi nel divertimento, che in genere è alla base della motivazione che lo spinge nel proseguire un’attività sportiva piuttosto che un’altra.
In una società sempre più improntata verso la tecnologia, quindi ai giochi virtuali, bisognerebbe non perdere di vista quelle che invece sono le potenzialità del gioco, dello sport praticato.
L’attività motoria rappresenta infatti uno strumento didattico, educativo e formativo poiché permette di apprendere dal vissuto e di confrontarsi con i pari, quindi fondamentale è anche l’aspetto di relazione. Attraverso lo sport il bambino e il ragazzo hanno la possibilità di conoscere meglio se stessi nel suo funzionamento offrendo loro opportunità di registrazione emotiva, come ci insegna la teoria dell’arrangiamento.
Nella scelta dello sport, sono tanti i fattori che possono influire, tra cui quelli più pratici (spostamenti, soldi, ecc.), ma sarebbe utile per il benessere dei nostri figli, cercare quello che lo fa stare meglio, da un punto divista sia fisico che emotivo, permettendogli di sviluppare il suo potenziale. Carl Rogers, psicologo statunitense, parlava di capacità innate di autorealizzazione e autoregolazione, quindi, ogni uomo avrebbe una spinta innata nell’utilizzare le proprie risorse orientandosi a realizzare sé se stessi.
In quest’ottica il genitore dovrebbe cercare di scegliere lo sport più adatto al proprio figlio, in base alla sua e a ciò che gli permetterebbe di sviluppare il suo potenziale.
La teoria dell’arrangiamento, infatti, si basa proprio sul principio che ognuno ha delle potenzialità e risorse che vanno “arrangiate” in modo da permettere di sintonizzarsi al meglio con la propria emotività, rispetto al contesto e alla situazione che si vive (R. Unterrichter, 2017).
Lo sport, può essere considerato una buona “palestra di arrangiamento” perché permette al bambino di sperimentarsi in un contesto protetto.
Per quanto riguarda poi l’utilità del praticare attività sportiva, nello specifico delle abilità motorie, rispetto ad alcuni sport comuni sono:
• Atletica leggera: stimola la capacità di concentrazione e la forza
• Ginnastica: migliora il controllo spaziale del corpo, l’agilità; è propedeutica per tutti gli sport, stimola la concentrazione e la creatività.
• Arti marziali: aumentano agilità e destrezza, oltre che le capacità di controllo;
• Basket: favorisce l’agilità, la prontezza di riflessi, la coordinazione oculo-manuale, oltre ad aumentare la resistenza;
• Pallavolo: stimola le capacità di coordinazione, di orientamento, di reazione, oltre a permettere un maggiore confronto e relazione in quanto sport di squadra;
• Calcio: Stimola le capacità aerobiche e di coordinazione, aumenta la concentrazione, migliora la precisione.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
Claudio Mantovani (a cura di), Edizioni SDS, CONI (2016). Insegnare per allenare. Metodologia dell’insegnamento sportivo
Richard Eugen Unterrichter, Cleup (2017). Mi aggiorno o mi adatto. Vivere felici è un gioco basta conoscere le regole.
Dr.ssa Laura Camastra
giovedì 13 luglio 2017
SPORT
E DIETA: IL GIUSTO EQUILIBRIO
La parola dieta rimanda spesso, nell’uso
comune, ad un regime alimentare di restrizioni; in realtà la sua etimologia è
da ricondursi al greco δίαιτα (diaita)
che significa abitudine,
modo di vivere.
In latino,
inoltre, la parola diatea è l’insieme degli alimenti che gli individui
assumono per nutrirsi.
Il significato stesso
della parola rimanda, quindi, all’idea di continuità che bisognerebbe avere
nelle abitudini alimentari.
Il metabolismo,
invece, è il processo attraverso il quale si produce energia, mediante reazioni
biochimiche di sintesi (anabolismo) e di degradazione (catabolismo),
che si svolgono in ogni organismo vivente e che ne determinano l'accrescimento,
il rinnovamento, il mantenimento.
Ogni individuo
ha bisogno di un certo apporto energetico quotidiano per mantenere un buono
stato di salute, il cosiddetto fabbisogno energetico necessario a compensare il
dispendio energetico.
Per lo sportivo
il benessere corporeo, essere e sentirsi in forma, è un aspetto fondamentale,
ma bisogna prestare attenzione nel bilanciare l’alimentazione rispetto
all’attività sportiva. La dieta di chi fa sport dovrebbe, infatti, essere ben
organizzata e, considerando che si usano le fonti energetiche ingerite nelle
sei ore precedenti l’allenamento, i due pasti fondamentali dovrebbero essere la
colazione e la cena.
Per quanto
riguarda il primo pasto della giornata sarebbe salutare mangiare yogurt, latte
(meglio se di soia), pane integrale, marmellata, miele, cereali, ricotta,
prosciutto, bresaola, frutta fresca e secca; per la cena invece solo
carboidrati a basso indice glicemico cioè presenti nel pane, pasta integrale, nella frutta
ecc.
Per quanto
riguarda l’alimentazione nello specifico dell’allenamento è utile assumere carboidrati a baso
indice glicemico, che ci consentono di mantenere stabile la curva glicemica;
durante, se l’attività supera l’ora bisogna introdurre una bevanda composta da
acqua, sali e carboidrati; dopo è fondamentale il recupero che dovrà essere veloce con alimenti che riducono i
tempi legati all’assorbimento intestinale dei cibi (es. yogurt o gel con
aminoacidi) e lento che si
fa con la sana e bilanciata alimentazione.
L’elemento più
importante per il benessere è l’acqua, nonostante sia priva di calorie.
Essa compone
per la maggior parte il corpo, è dunque indispensabile per le cellule, i
muscoli e permette di detossificare l’organismo. La quantità di acqua di cui si
ha bisogno dipende dall’età, temperatura e sport, nello specifico di quest’ultimo
ad esempio, si avverte la fatica muscolare proprio quando è diminuita
l’idratazione.
Un ulteriore
elemento che svolge una funzione plastica
di rigenerazione dei tessuti muscolari è data dalle proteine. Sono largamente
utilizzate nelle diete perchè aumentano la sensazione di sazietà, ma è da
sfatare il mito che più proteine si mangiano e più aumenta la massa muscolare.
E’ importante
quindi, essere ben informati su cosa sia realmente utile e salutare per il
nostro organismo, imparare a conoscere il nostro corpo e ciò di cui ha
realmente bisogno per poter affrontare al meglio le giornate, l’attività
fisica, bilanciando alimentazione e sport.
Dott.ssa Laura
Camastra
http://www.psicologibase.it/articoli-di-psicologia-dello-sport
lunedì 5 giugno 2017
EMOZIONI E CIBO: L’INTRECCIO CORPO-PSICHE
http://www.psicologibase.it/articoli-di-psicologia-dello-sport
Per un atleta riveste
una notevole importanza l’aspetto fisico, essendo lo “strumento” per poter
esprimere il proprio sé; ne deriva un’influenza sulla sua immagine corporea.
Ma cos’è l’immagine
corporea?E’ una costruzione complessa che comprende la percezione del
proprio corpo, come ci si sente con esso, come si pensa che l’altro ci
percepisca. L’ideale corporeo, quindi come vorremmo essere fisicamente, in
ambito sportivo, è strettamente correlato al tipo di sport di praticato; ad
esempio un body builder certamente avrà un ideale corporeo completamente
differente da una ballerina di danza classica.
La
vita dello sportivo, spesso è improntata
sul corpo, poiché la forma fisica (ad esempio tonicità, magrezza) rende
possibile il conseguimento di determinati obiettivi e lo sviluppo di abilità tecniche. Ne consegue
una maggiore attenzione al peso, all’alimentazione.
Oltre al raggiungimento del risultato sportivo
o di un certo tipo di prestazione, è importante anche come appare, il suo aspetto esteriore, cioè, avere
un peso e una forma ottimali. Infatti oltre a motivazioni tecniche,
strettamente connesse ad un determinato tipo esercizio, anche per gli sportivi
esistono, infatti, determinati modelli ed immagini ideali a cui riferirsi, questo
può determinare comportamenti e abitudini alimentari disfunzionali.
In
realtà è difficile mantenere una percezione costante della propria immagine
corporea essendo essa associata alle emozioni che si provano in un determinato
periodo o momento.
Alla
base delle scelte alimentari ci sono, dunque, diversi i fattori: da quelli biologici,
a quelli sociali e psicologici.
La
propensione verso gli alimenti dolci, ad esempio, risulta essere una questione
innata, come l’avversione verso i cibi amari (Steiner 1977). Le preferenze
verso alcuni alimenti in particolare, viene fuori in un secondo momento, grazie
all’esperienza.
Per quanto riguarda
gli aspetti psicologici che influenzano l’alimentazione, l'effetto dello stress
sul consumo alimentare dipende dall'individuo, dalla causa e dalle circostanze.
In generale, quando le persone si sentono stressate, rispetto al solito alcune
mangiano di più e altre di meno (Oliver & Wardle 1999).
Ippocrate è stato il
primo a parlare di correlazione tra emozioni e cibo: gli alimenti che producono
serotonina (“l’ormone del buon umore”), hanno un effetto positivo sull’umore e
possono essere ad esempio carboidrati, mentre la carne rossa rallenta la sua
produzione, anzi favorisce l’accumulo di acido
urico nel sangue, sostanza che può stimola aggressività, ansia e nervosismo.
Altri alimenti che favoriscono la vitalità sono i cereali, spezie ed erbe
aromatiche. I legumi sono ricchi,
come i latticini, di triptofano, un amminoacido che è alla base della
produzione di serotonina, pesci grassi
(sgombri, sarde e salmone), sono
ricchi di acidi grassi omega 3 e omega 6
che hanno un effetto antidepressivo e mantengono efficiente sistema nervoso e memoria.
E’ importante quindi conoscere il proprio corpo, imparare a sentire
quelle che sono le necessità “energetiche”, integrandole con quelle più
psicologiche, mentali.
Dott.ssa Laura Camastra
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